Occhi in Smoking: ecco dove acquistarlo in libreria e online

Anno nuovo, edizione nuova. Occhi in smoking riparte con la seconda edizione acquistabile sia in libreria che online. Ecco le librerie di riferimento ed il sito online dove poter far vostro il mio romanzo a prezzo di copertina.

Libreria Ubik presso (Centro Comm.le il Carro) in Via San Michele, Mirabella Eclano

Libreria Mondadori presso il Centro Commerciale Buonvento, Benevento

Mondadori Bookstore, Piazzale Amedeo Guarino, 65, Avellino

Libreria The Dreamers, presso il Centro Commerciale IperUniverso, San Giorgio del Sannio

Libreria De Stefano, Via D. Pascucci 3, Pietradefusi (AV)

E online cliccando questo link http://www.delta3edizioni.com/bookshop/altre-edizioni/119-occhi-in-smoking.html?search_query=occhi&results=3   e aggiungendo il libro al carrello.

Edito da Hs Editore, Occhi in Smoking è un romanzo generazionale e parla di una rock band di cinque ragazzi, afflitta da misantropia, che naviga a vista tra locali, sesso, tribolazioni familiari, alcol e droga. Attraverso inserti sonori e visivi del cinema, della musica e dell’immaginario collettivo, si muovono nel sociale con l’aria svagata di chi non si rende conto di essere stato uno spermatozoo velocissimo. Cercano le risposte non facendosi le domande, sgomitano e feriscono, tra cielo e fango, tra Dio e l’idiozia imperante.

 

Ecco il capitolo iniziale:

 

Capitolo 0

Si stava meglio quando si stava meglio

 

Oggi compio gli anni. “Sticazzi” ben direbbe qualcuno. Facebook ha ricordato al 98% dei miei conoscenti di farmi gli auguri. Ho scritto un post per ringraziarli:

“L’ultima volta che ho ricevuto così tanti auguri è stato l’anno scorso”.

“Chi sono?” Non ho trovato ancora la risposta. Proviamo ad incastrare i pezzi del puzzle. Durerà un minuto.

Da piccolo mi sventravo dal ridere guardando la faccia delle persone che tornavano al loro posto dopo aver preso l’ostia in chiesa. Uno scompisciamento irrefrenabile. Così come ascoltare, ai comizi, improvvisati politici stroncaitaliano.

Ho sempre odiato le donne che fumano accanto ai bimbi. In particolare le donne. Percepisco istantaneamente il netto contrasto con il senso materno.

Mi è indicibilmente familiare il bicchierone di birra sbattuto su un tavolo di legno. Più dell’albero di Natale. Più dell’uovo di Pasqua.

Sono la persona più egoista del mondo soltanto quando dormo. Non sento ragioni. Voglio il mio spazio ed il mio tempo. Non sento.

Il mestiere che più mi affascina? Lo stenografo. Vorrei picchiare sui quei tasti e non capirci una mazza. E’ un mix tra una macchina da scrivere ed un pianoforte. Cosa c’è di meglio?

Mi manca l’odore della plastichina. Vado puntualmente a riascoltare i messaggi vocali che invio su Whatsapp. Ed ogni volta non mi piace la mia voce.

Non vorrei mai arrivare al punto di dire: “erano solo sogni”.

Si stava meglio quando si stava peggio? No. Si stava meglio quando si stava meglio.

E’ vero, sono ragionamenti che producono lo stesso effetto che fa un cachisso ad uno che non ha mai sofferto di stipsi. Che vuol dire? Fanno cagare. Eppure, strano, ultimamente sono in pace col mondo. Sono a rota di riti apotropaici. Le ispirazioni, quelle sì, sono le cose che mi mancano. Sono in un periodo in cui riesco anche a mettermi qualcosa da parte. E non è male. Non avere soldi significa litigare con gli amici prima che ti invitino al loro matrimonio.

In vari momenti sparsi per la settimana immagino il giorno della mia morte. C’è chi dice che chi vuole ucciderti vuole salvarti. Io dico che chi vuole ucciderti vuole farlo. Punto.

E’ pur vero che trapassare è a tutti gli effetti una cosa naturale, ma a me non piace non poter conoscere il finale. Rima baciata. Alla francese. Orrenda. Non voluta.

La verità è che io non ho paura di morire. Ho paura di rischiare la vita.

Già mi vedo sul letto di morte. Mi sembra di ascoltare, defunto, le parole di chi si avvicina al mio corpo freddo per l’ultimo saluto.

“Era grillino, però era una brava persona”.

“Sono sempre i migliori che se ne vanno”.

E poi, alla fine:

“Sembra che dorme”.

Voglio la bara ed il funerale. Io sono assolutamente contrario alla cremazione. Se lo facessero tutti, si perderebbero migliaia di posti di lavoro. E poi, rock anni ’70 come colonna sonora del rito funebre.

Infine un bell’epitaffio: “E’ un vero peccato che sono morto”. Foto di un altro.

La Juve non è imbattibile: il Napoli (se vuole) è ancora in corsa

Molti hanno appiccicato il sesto scudetto consecutivo sulla maglia bianconera già da Agosto ma, nonostante il vantaggio abissale che i bianconeri hanno già accumulato sulle inseguitrici, il campionato non è ancora finito.

In Italia, è vero, vince quasi sempre chi prende meno goal, ma sono esistite ed esisteranno le eccezioni. Questo Napoli gioca il calcio migliore d’Europa senza particolari, spiccate individualità. Ha superato l’impasse dovuta all’assenza di Higuain e con questo Mertens, con Pavoletti, con il ritorno di Milik ed un buon terzino da intercettare sul mercato può ancora dire la sua. Sarri può e deve trovare la giusta alchimia tra il gioco spumeggiante che i partenopei offrono quando sono in giornata e la giusta risolutezza, la capacità di soffrire e di compattarsi quando la giornata non è di quelle straordinarie. Ha l’organico per farlo, ha le capacità per ingranare anche le marce basse con le piccole, giocare al piccolo trotto e sfruttare l’imbeccata vincente.

In Primavera la Juventus sarà per forza di cose assorbita da quello che è il reale obiettivo di stagione, la Champions League tanto agognata. Non potrà non lasciare per strada qualche punto ed il Napoli ha il dovere di rimanere in cima fino alla volata finale e tentare la sorpresa al fotofinish. E’ difficile, ma non impossibile. C’è bisogno di maturare nella testa quella convinzione espressa dal fantastico gioco a due tocchi, movimento e verticalizzazione che sta mettendo in atto in questo scorcio di stagione, anche senza un finalizzatore di ruolo. Quando vincerà le partite anche buttando una palla nella mischia, il giocattolo sarà perfetto. Zielinski e Diawara si sono mostrati due acquisti azzeccati, potenzialmente devastanti. I tre davanti stanno facendo sfracelli, la difesa regge se viene tutelata dall’aggressività, Sarri è una garanzia. Dopo Gennaio sapremo, la Juve non è invincibile.

Il bilancio finale prima della Finale: le pagelle di XFactor16

Non c’è bisogno di attendere la Finalissima di giovedì prossimo per tracciare un bilancio di X Factor16. Lo ha detto lo stesso Cattelan durante la semifinale: la serata del Forum sarà solo una grande festa televisiva. Pochi acuti per questa stagione di X Factor, qualità standard dal punto di vista dei concorrenti, senza particolari picchi musicali, sufficienza di media per la giuria. Quindi divertiamoci con le pagelle.

Manuel Agnelli voto 7: E’ una media tra il 9 per la sua brillante edizione da giudice di X Factor ed il 5 che mi sento di rifilargli per la scelta dei due inediti per Eva e Andrea Biagioni. Agnelli ha sorpreso il pubblico televisivo, abituato alla competenza fuori dalle righe di Morgan, con una pacata e misurata padronanza del ruolo, con toni sempre sferzanti e mai banali. Ha messo a posto chiunque, ha giudicato con raziocinio qualunque cosa, ha fatto valere il suo vissuto underground e le sue capacità comunicative. Proprio in questo senso non si capisce il perché degli inediti rifilati ai suoi due concorrenti, intrisi della classica melassa sanremese, completamente discontinui rispetto al suo mondo che sia Eva che Biagioni hanno seguito ed inseguito quasi da adepti durante tutto il corso dei live. Se la discografia vuole questo, non mi aspettavo che lo volesse proprio dal leader degli Afterhours. Va bè.

Arisa Voto 4: E sono stato buono. Sbaglia qualunque cosa nella scelta dei concorrenti. Del primo neanche mi ricordo. Il secondo volato via pensava di abbagliare chiunque con il suo sguardo forzatamente intenso: il pubblico, per fortuna, è finito presto fuori strada e l’ha cacciato senza rimpianti. Loomy è un gran bravo ragazzo, che gli vuoi dire. Insomma, Arisa è stata capace di “cannarne” tre su tre. Sarebbe meglio sorvolare sulle sue performance al tavolo dei giudici. Una bella sbronza per iniziare, poi continue gaffe, sproloqui banali e senza senso, paragoni assurdi, minuti persi nel vuoto catodico tentando di dire qualcosa, fino alla semifinale in cui si è limitata a spargere inutili complimenti, facendo intendere che non era quello il posto in cui desiderava di stare. Una vera frana.

Alvaro Voto 6: “Anche per lui non va benissimo nella scelta dei gruppi. In extremis e senza volerlo si ritrova i Sound System che lo portano in finale e danno un senso alla sua partecipazione al Talent. Avrebbe fatto la fine di Arisa, maciullato da Fedez e Agnelli. Un paio di tormentoni ben scritti gli sono valsi quella sedia, lui ricambia la Dea bendata con tanti sorrisi e giudizi sereni ed efficaci. Tutto sommato la porta a casa.

Fedez voto 6: Della serie mi sono rotto le palle. E’ chiaro ed evidente che il buon rapper torinese, alla sua terza partecipazione, non è stato all’altezza delle precedenti. Un po’ di stanchezza al tavolo e qualche giro a vuoto: resta che ne porta due in finale della sua squadra ed è l’unico che cerca quantomeno di rimanere fedele all’internazionalizzazione che ha cercato di stampare sulle t-shirt di Rochelle e Gaia. Non so se l’anno prossimo sarà ancora nel ruolo. E non credo.

Soul System voto 7: Erano fuori dai giochi e si ritrovano dove meritano di essere. I ragazzi non sono affatto male. Urge un bravo chitarrista funky e 4 o 5 melodie di livello per fare un buon disco. Hai detto niente!

Eva voto 6,5: Non è certamente da meno rispetto alla ritrita roba italiana che si sente in giro tra le interpreti femminili. L’inedito, scritto da Sangiorgi, non è granchè. Se supportata dal punto di vista autoriale potrebbe ritagliarsi il suo spazio.

Rochelle-Gaia voto 6,5: Fedez dice che sono a fuoco dal punto di vista discografico. Diciamo che, al momento, sono più a fiammella del gas. Non è detto che non possa scoppiare una bomba pop ma, se è il mercato internazionale quello da aggredire, la strada è lunga, difficile ed in salita. Scriverò un saggio su come incitare i giovani artisti appena venuti fuori da un Talent Show.

Cattelan voto 6: Come per Fedez. Svolge il compitino e sembra non averne più. Non lo si può biasimare, costretto da sei anni ad aprire e chiudere televoti. Probabilmente gli manca Morgan.

Le conclusioni le lascio a voi.

Referendum, gli alieni non ci hanno invaso: 18 milioni di sticazzi

Non siamo stati invasi dagli alieni. Non sono arrivate le cavallette.  Pare proprio che il No al Referendum abbiamo portato soltanto le dimissioni di Renzi e 18 milioni di stigrancazzi.

Eh sì, sopravviveremo. Quella diavolo di cosa che chiamano spread non ha dato segnali negativi, le borse europee sono rimaste sotto gli occhi mattinieri dell’ormai ex Premier. Si farà un altro Governo ad minchiam e si tirerà avanti fino a settembre 2017 quando entrerà a far parte del calendario la Festa del Vitalizio. E poi di nuovo elezioni. Semplice.

Ci avevano detto in ogni modo possibile che saremmo stati spacciati se avesse vinto il No. Ecco, le piazze di spaccio le frequentava chi proliferava in giro queste cazzate. E non erano soltanto politici.

Non ci faranno dimenticare questo No in così poco tempo. Ci proveranno. Eppure è stata una batosta epocale, considerando quanti caspita di milioni hanno speso per la propaganda. Chissà se un giorno sapremo la cifra esatta e, soprattutto, chi li ha finanziati. Anche se è facile immaginarlo. Tutto qua.

Dopo Keith Emerson, morto suicida pochi mesi fa, l’epopea del progressive perde un altro dei suoi eroi leggendari. Greg Lake aveva 69 anni e, dopo alcune esperienze minori con band come Shame, Shy Limbs e Gods, aveva fatto parte della prima formazione dei King Crimson. Poi l’esperienza trionfale con Keith Emerson e Carl Palmer, forse il più celebre e fortunato tra i supergruppi della storia del rock. Proprio oggi è passato miglior vita. Il 2016 non vuole proprio finire.

Guns’n Roses in Italia? Basta avere un pò di “Patience”

Si rincorrono da tempo immemore ormai le voci di un concerto dei Guns’n Roses, “riuniti”, In Italia la prossima estate. Il gruppo di Axl e Slash ha fatto intendere che intraprenderà un tour nel 2017 in Europa.

Non sono state ancora svelate le date ma tendiamo a dare per certa la presenza della band rock losangelina anche nello stivale dopo il tour da tutto esaurito nelle varie città americane.

Si parla di una data. C’è chi dà per certo Milano, chi spera in Roma, chi, come “Il Resto del Carlino”, evidenzia i manifesti spuntati ieri nei pressi della stazione di Bologna, in corrispondenza di alcune pensiline dei bus, con un un chiaro indizio: i poster in questione relativi ai Guns sono stati rintracciati solo nel capoluogo emiliano. Non a Milano, non a Roma.

Non sono un segreto neanche le trattative per portarli negli ampi spazi del circuito di Imola, territorio dell’adunata che accolse l’ultimo concerto degli Ac/Dc in Italia, Ac/Dc che hanno “ospitato” proprio Axl Rose per una parte del loro tour mondiale in sostituzione del frontman Brian Johnson.

A breve verrà svelato l’enigma per quello che è sicuramente il concerto più atteso della prossima estate.

L’ULTIMA VOLTA IN ITALIA – Giugno 1992, un inizio d’estate che i fan dei Guns ‘N Roses non dimenticheranno mai. La band al completo arriva per la prima volta (ed ultima finora) in Italia nell’ unica data allo stadio Delle Alpi di Torino. Sono in 60mila i giovani ad affollare prato e spalti. Concerto memorabile.

I Guns sono all’apice del loro successo. Nel settembre del 1991, i due distinti album in cui erano state suddivise le canzoni del progetto Use Your Illusions avevano debuttato ai primi due posti della classifica americana. Il tour mondiale, iniziato prima della pubblicazione e proseguito per ben 28 mesi, sarebbe risultato uno dei più lunghi e ricchi della storia del rock.

Poi lo scioglimento, il decennale progetto “quasi solista” di Axl che con Chinese Democracy non ha fatto altro che far rimpiangere tutto il ben di Dio prodotto tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, l’insperata reunion ed il mondo rockettaro europeo che li attende, ora, per idolatrarli come un tempo.

“Patience”, direbbe qualcuno.

Basta farsi prendere per il culo da questo qui

Il dibattito sul Referendum è stato qualcosa di assolutamente sterile ed agonizzante. Io, semplicemente, voto NO perché non mi faccio prendere per il culo da Renzi. Perché Renzi mente ogni volta che apre la bocca, perché ha contribuito a distruggere lo Stato Sociale, perché il Jobs Act è una legge di merda, perché questa Riforma Costituzionale gli è stata imposta dalle grandi multinazionali che lo hanno messo lì e che da lì, se dovesse vincere il no, lo spediranno dritto a Rignano sull’Arno.  In caso di sconfitta, dal 5 dicembre il termine renziano avrà senso quanto un buco di culo su un gomito, quanto un congelatore in Siberia, quanto un twit di Gasparri. I “renziani” si estingueranno in meno di un amen come si sono estinti i bersaniani, i montiani ecc ecc.

La maggioranza dei parlamentari va dove tira il vento e l’unica cosa che interessa loro è mantenere il culo su quella poltrona a 10mila euro al mese. Secondo voi sanno qualcosa sulla Riforma? Secondo voi sanno qualcosa in generale? Non gliene fotte niente, fidatevi, ed il teatrino che stanno mettendo in atto per questa Riforma Costituzionale è solo un tentativo di tenere al caldo il proprio sedere. In realtà non li biasimo, piuttosto consiglierei loro di guardarsi un attimo intorno e di provare quantomeno a capire che il mondo sta cambiando e che non possono contare per sempre su quel vecchio bacino elettorale che, anche in buona fede, anche inconsapevolmente, ha rubato il futuro ad un paio di generazioni a causa della propria sciatteria e del proprio menefreghismo misto a ignoranza.

Il No non è solo un No a questa Riforma, che di per sé è qualcosa di vergognoso, è un  No all’allegra compagnia superpagata che continua a comprare aerei di stato da 160 milioni di euro piuttosto che dare una mano alle imprese in difficoltà, che continua a regalare miliardi di soldi pubblici agli amici delle banche e delle lobby piuttosto che convertirli in servizi per il cittadino nella scuola e nella sanità, che continua a sproloquiare che l’Italia sta ripartendo quando a partire sono solo i giovani verso l’estero perché qui non funziona nulla e perché non c’è uno straccio di possibilità di futuro. Se ne potrebbero dire tante, ma mi fermo qui. Già sapete se votare, cosa votare e non cambierete idea. Io penso solo che basta, basta farsi prendere per il culo da un cazzaro del genere.

Cyber Monday: ma quanto ci guadagnano?

C’è ancora tempo per lo shopping sfrenato. Passato il Black Friday, non è passata la voglia di spese pazze. Ora è tempo di Cyber Monday con sconti, offerte e promozioni.

Il lunedì cibernetico cade nel primo lunedì successivo al cosiddetto venerdì nero da cui si differenzia, negli Stati Uniti dove è nata la tradizione, perché è dedicato solo agli sconti sui negozi online. Quindi esattamente oggi.

Nella pratica per i principali colossi dell’ecommerce, come Amazon o eBay, si parla di un’intera settimana di offerte digitali, una black week che parte ben prima del venerdì e culmina con gli sconti del Cyber Monday.

Io non comprerò niente perchè non ho niente da comprare. Ma sono due le riflessioni che faccio:

  1. Considerando gli sconti esagerati di questo weekend, quando cazzo ci guadagnano le aziende cyber sui prodotti cyber nelle normali vendite quotidiane?
  2. Gli acquisti online stanno rivoluzionando il mondo e forse neanche ce ne stiamo accorgendo. Tra qualche decina d’anni i negozi, probabilmente, non esisteranno più.

 

LA STORIA – Il termine Cyber Monday fu usato per la prima volta nel 2005 dalla National Retail Federation (NRF), la più grande associazione dei commercianti al dettaglio al mondo, per promuovere gli acquisti online. Da allora l’evento divenne rapidamente comune a molti altri negozi online e nel tempo si è affermato come consuetudine, prima negli Stati Uniti, e poi in Europa, con sconti e promozioni dedicate principalmente a prodotti elettornici (tablet, smarphone, televisiori e altro). Se per consuetudine il Black Friday cade nel primo venerdì successivo al giorno del ringraziamento, il lunedì cibernetico arriva immediatamente dopo.

Black Friday: venerdì nero per chi non ha soldi da spendere

Black Friday. Lo chiamano anche Venerdì nero. Questa consuetudine legata alla giornata del Ringraziamento in cui negli States è corsa allo shopping sfrenato favorito dai saldi extra stagionali ha messo le radici anche in Italia.

Tutto bello. Tutto interessante.

Il mondo dello shopping online è stato il primo a lanciare la moda nel vecchio continente, in particolare Amazon, che per l’occasione propone forti sconti e offerte che a volte durano solo poche ore. In genere i saldi continuano per l’intero week-end fino al “Cyber Monday”, ovvero il lunedì successivo in cui i grandi sconti sono relativi ai prodotti di elettronica.

Il punto è che l’americanizzazione rispetto a questi eventi fa a cazzotti in modo stridulo con gli ultimi dati di Save the Children:

Un viaggio nell’Italia dei bambini e con i bambini dell’Associazione a difesa dei più piccoli ha portato alla luce la dura realtà dell’infanzia a rischio. È la fotografia impietosa di un paese in cui quasi 1 minore su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale, mentre i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa. Più di 1 minore su 4 abita in appartamenti umidi, mentre l’abitazione di oltre 1 bambino su 10 che vive in famiglie a basso reddito non è sufficientemente luminosa.

Un giorno nero, sì: un giorno nero come i tanti altri giorni neri senza futuro per milioni di famiglie.

 

Il bluff di Trump: tutte balle da campagna elettorale

Tutti noi, prima o poi, avremo un Ponte sullo Stretto da giocarci o un muro sul confine del Messico da spenderci per arrivare al nostro obiettivo. Tutti noi abbiamo detto qualcosa che poi non abbiamo fatto, perchè quando lo dicevamo avevamo bisogno di decantarlo ad alta voce per indottrinare ed entusiasmare momentaneamente l’interlocutore e perchè, quando abbiamo dimenticato tutto nel cassetto più sbiadito della memoria, avevamo preventivato che quello sarebbe stato l’oscuro posto dove quella cazzata sarebbe poi andata a finire.

Premettendo che se Donald Trump facesse metà delle cose dette in campagna elettorale saremmo davvero messi male, già la prima marcia indietro sui disastri climatici fa ben sperare. Aveva detto che non gliene fregava una beata mazza dell’inquinamento globale, ora sembra aver ritrattato, prospettando di voler rispettare gli accordi internazionali sul clima. Buone notizie.

Tra la Clinton e Trump anch’io avrei buttato in aria la monetina. E poi c’è un’altra categoria sociale che prima o poi verrà eliminata dalla storia: il sondaggista. Oh non beccano mai un cazzo ad ogni latitudine. E poi fa specie che noi italiani ci siamo così sorpresi: dopo aver votato Berlusconi per 20 anni e accettato i vari premier non eletti da nessuno (Monti, Letta, Renzi), ad un certo punto sono cascate le braghe a tutti dopo aver scoperto che in America avesse vinto uno che si può permettere un aereo privato da 100 milioni di dollari con i cessi d’oro a bordo. Sono gli U.S.A., cazzo.

Intanto il fronte del No al Referendum Costituzionale si gratta i coglioni un giorno sì e l’altro pure considerando che i sondaggisti danno per certa la vittoria, appunto, del No.

PICCOLA PARENTESI COMPLOTTISTA – (Io, intanto, sto ancora cercando di capire dove sono finite le armi di distruzione di massa di quel guerrafondaio di Bush, i dossier scomparsi sull’11 settembre, cosa ha fatto Barack Obama per meritare il Nobel per la pace e tante altre cose che preferiamo far scomparire dalla nostra mente mentre con due dita della mano destra facciamo scivolare il ketchup sulle patatine del Mc Donalds con un moto a spirale. Evidentemente da quelle parti milioni di persone non stanno bene ed il voto statunitense è stato solo un TRUMPOLINO per voltare pagina).

Trump virerà a 360 gradi su molte cose che ha raccontato in giro in questi mesi convulsi. Farà gli interessi di chi lo ha sostenuto ma non dovrebbe (meglio usare il condizionale) sparigliare le carte più di tanto nel mondo. Il nuovo presidente è stato votato. Almeno loro, negli Stati Uniti, votano.

Il resto lo vedremo.

 

Un’istantanea sulla Germania che non fa paura

sediaEccola lì, una sedia blu un pò rotta che aspetta qualcuno nel freddo pungente di Stoccarda, forse qualcuno che non arriverà mai e che mai si siederà lì. La solitudine incondizionata in attesa della nebbia del tempo, uno scatto tedesco che mi “sono sentito di fare” come se, dal niente, fosse nata in me una repentina passione per la fotografia. Adoro le foto che raccontano un momento meglio di ogni parola, ma io sono più bravo con le parole ad immortalare determinati istanti. O almeno credo.

Bene, Stoccarda è lì ed il weekend tedesco appena trascorso mi ha rimembrato di orari da rispettare, di puntualità, di organizzazione, di un modo di vivere parecchio diverso dal mio, di un signore piuttosto attempato che nel freddo pungente di una domenica mattina, in solitari vialetti costeggianti sveve abitazioni tradizionali, mi guarda negli occhi, mi dice “morgen”, mi sorprende e se ne va.

Ho nella mente e sulla punta della lingua il vin brulè, un bicchiere di vino cotto mischiato con il rum che mi ha fatto veramente schifo, in pieno centro, quando tutto sembra in attesa della neve, dei mercatini di Natale e di quell’ambiente fatto di casette in legno, di luci, di birra e di festa tedesca. Una città moderna, piena zeppa di italiani, poco incasinata, tra cantieri e gru che guardano lontano e periferie tradizionaliste, morbide e colorate dei colori dell’autunno che, quando le osservi dai vetri puliti della metro, dici tra e te e te “ma magari io ci vivrei bene lì dentro”.

Insomma un weekend che come tutti i weekend è andato via troppo in fretta ma che mi ha lasciato, artisticamente ed intimamente, uno sguardo su un mondo che mi farebbe piacere replicare. Già, la parola Germania a me non ha mai fatto paura. E a voi?